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Lo studio di Moderna

Lo studio Moderna è “progettato” per riuscire a “vedere” un’efficacia del 60% della vaccinazione nel proteggere da COVID-19, immaginando che sui 30.000 pazienti arruolati (15.000 hanno ricevuto il vaccino e 15.000 una finta vaccinazione, il placebo) in 6 mesi s’infetti lo 0,75% degli arruolati. Nel caso che il vaccino funzioni, nel gruppo placebo si infetterà lo 0,75%, mentre nel gruppo dei vaccinati gli infettati saranno lo 0,30%. Immaginando che questo accada lo studio potrà essere interpretato quando si raggiungeranno 151 casi di contagio complessivi, che speriamo siano principalmente nel gruppo dei non vaccinati.

Questo dovrebbe richiedere circa 10 mesi dal momento in cui si è vaccinato il primo partecipante allo studio (non tutti vengono vaccinati contemporaneamente). Ovviamente se il virus circola più intensamente si fa prima, se il virus circola poco ci vuole più tempo. Una critica – minore – che si può muovere a questo protocollo è il calcolare anche i casi molto lievi: l’escluderli avrebbe dato un’idea migliore della efficacia del vaccino, ma non lamentiamoci, sono dettagli non fondamentali.

Lo studio si svolge ovviamente in cieco: nessuno – neanche i medici o i capi dell’azienda – sa chi è stato vaccinato (due somministrazioni a distanza di quattro settimane) per davvero e chi è stato vaccinato per finta con una soluzione salina. Questi dati sono disponibili solo a un comitato ristretto che ha il potere di fermare lo studio in ogni momento. Perché uno studio può essere fermato? Esclusivamente per motivi etici.

Se ci si accorgesse che nessuno dei vaccinati si ammala e diversi dei non vaccinati si ammalano, con una forte validità statistica, sarebbe non etico privare chi è stato vaccinato per finta del vaccino vero. Attenzione però: se si interrompe lo studio dopo avere vaccinato 7.000 persone invece che 15.000 si avranno magari dati affidabili sull’efficacia, ma si dovrà rinunciare a qualcosa sul fronte della sicurezza.

Può anche accadere il contrario, ovvero che tra i vaccinati si registrano effetti collaterali gravi, o una malattia più grave (in passato è pure successo che i vaccinati si ammalassero più gravemente, ne parleremo) e in questo caso sarebbe inaccettabile continuare a vaccinare i partecipanti. Nessuna di queste due eventualità si è verificata nel momento in cui scrivo, per cui dobbiamo aspettare incrociando le dita.

Quando arriverà il vaccino?

In questo momento certamente vi state facendo due domande. La prima è: ma quando avremo questo vaccino? Il direttore dei Centers for Disease Control ha detto mercoledì che il vaccino – nella migliore delle ipotesi – non sarà disponibile su larga scala prima dell’estate 2021; poco dopo il Presidente Trump ha smentito dicendo che il vaccino potrebbe essere disponibile di qui a poche settimane (magari prima del 3 novembre, giorno in cui si svolgeranno le elezioni presidenziali). Come ho già detto, la fretta in questo caso è una cattiva consigliera e vale il detto di Napoleone: “andate piano, che ho fretta”. Ci vuole il tempo che ci vuole, già stiamo andando alla velocità della luce visto che stiamo vedendo qualcosa che un anno fa era inimmaginabile. Teniamo duro, usiamo le mascherine, manteniamo le distanze, evitiamo i luoghi affollati e se le cose vanno bene questo è l’ultimo inverno con questo virus tra i piedi in modo massiccio. Poi ci rifaremo.

La seconda domanda è: ma un vaccino con un’efficacia del 60% sarebbe utile? Non è poco? Bene, sappiate che io in questo momento firmerei con il sangue per avere un vaccino sicuro ed efficace al 60%. Se così fosse, però, ci sarebbero importanti implicazioni sociali e la presenza dei negazionisti sarebbe un problema per tutta la nostra comunità e non solo per la loro salute. Prossimamente vi spiegherò nei dettagli perché.

Fonte : medicalfacts.it

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